Fiume Sarno come la Terra dei Fuochi

Un gruppo di cittadini, attivisti del M5S Campania, a Febbraio del 2013, con rappresentanti dei Meet Up locali, ha costituito il gruppo di lavoro “Tavolo Tecnico Sarno” con lo scopo di acquisire  informazioni, documenti e dati aggiornati sulle opere di riqualificazione mai completate e sullo “stato di salute” del bacino idrografico del fiume Sarno e dei suoi abitanti – ben 800mila – che ormai da 40 anni vivono in perenne stato di emergenza ambientale, sanitaria ed economica, a causa di una perenne “assenza interessata” della politica.

Ciò che ci ha spinti ad occuparci di questo annoso problema, è la cronica persistenza dei problemi di inquinamento della Valle del Sarno unita all’esigenza di offrire un contributo critico e, se possibile, risolutivo ad una emergenza ambientale mai veramente risolta. Al disastro ambientale – ampiamente documentato da moltissimi report regionali misconosciuti – si aggiunge, ed anzi lo peggiora, un dissesto idrogeologico frutto di una “calcolata politica di creazione dell’emergenza”.

Un comportamento, quello della Regione Campania discutibile, se si considera che fino ad oggi sono stati spesi ben 700 milioni di euro dei cittadini italiani per il disinquinamento e altri ancora se ne dovranno spendere per completare opere ormai vecchie e rovinate dal tempo e dall’incuria (si veda ad esempio l’incendio, dello scorso 7 agosto, dei collettori fognari mai utilizzati e abbandonati in via Calvanese a Scafati, in prossimità dell’impianto di depurazione consortile di Scafati/Sant’Antonio Abate. Come anche i valori elevatissimi di tutti i parametri chimico-fisici ed igienico sanitari degli ultimi 10 anni del monitoraggio delle acque del fiume Sarno, nelle 5 stazioni di campionamento poste lungo il fiume dalle sorgenti alla foce, che testimoniano non solo che i depuratori consortili non sono operativi ma che si continua a scaricare illegalmente oltre ai reflui civili anche quelli industriali!). Un comportamento che oggi diventa ancora più discutibile se si considera che oltre al mancato disinquinamento delle acque del fiume, si aggiunge un nuovo incubo per la popolazione, cioè quello del cosiddetto Grande Progetto Sarno. Un’opera che consentirà alla Regione Campania di spendere altri 217 milioni di euro di soldi pubblici dei contribuenti europei per la “mitigazione del rischio idraulico”, opera che a nostro avviso non è solo inutile ma anche e soprattutto dannosa ed irreversibile per il nostro territorio già martoriato da altre opere pubbliche che hanno cancellato l’identità dei luoghi. Luoghi famosi nel mondo, perché parliamo di Pompei e del golfo di Napoli, direttamente interessati da questo ennesimo attacco).

Il nostro approccio: rinaturalizzazione al posto di cementificazione. Il nostro gruppo di lavoro ha cercato di dare un approccio innovativo al tema della mitigazione del rischio idraulico e conseguentemente al tema del disinquinamento, ponendolo come immediato corollario di una riqualificazione fluviale che privilegi la rinaturalizzazione delle componenti ecologiche, geomorfologiche, culturali e produttive, anche, per esempio, con il rafforzamento del Parco Regionale del fiume Sarno, come ente non solo ambientale ma anche di valorizzazione culturale e rendendolo coerente anche con le opere previste dalla Legge Valore Cultura che crea l’Unità Grande Pompei per la riqualificazione e il rilancio turistico-culturale-naturalistico della buffer zone degli scavi di Pompei, Torre Annunziata e Castellammare e di cui il fiume Sarno è parte integrante. La mitigazione del rischio idraulico e del disinquinamento, necessiterebbe, quindi, di una analisi dimensionata sulle reali situazioni del territorio sia su scala di bacino (cioè sull’intero bacino del Sarno) che di sub-bacino (cioè su aree omogenee per utilizzo del suolo, per caratteristiche idrologiche, biologiche, geomorfologiche, culturali, ecc.). Ciò consentirebbe un efficace risparmio di territorio evitando ad esempio l’ulteriore cementificazione con vasche di laminazione colabrodo o, se impermeabilizzate, intasate di reflui tossici di dispendioso smaltimento, come in realtà accade con le vasche già esistenti da anni. Una gestione efficiente delle acque meteoriche e ruscellanti, una necessaria lotta alla illegalità, non solo per gli scarichi abusivi ma anche attraverso opportuni interventi di abbattimenti e delocalizzazione di  manufatti, che attualmente si trovano in aree a rischio esondazione (non è più semplice abbattere i pochi manufatti illegali, piuttosto che trasformare irrimediabilmente l’assetto urbanistico, geografico, colturale e culturale di un intero bacino?), interventi di permeabilizzazione del suolo di aree urbane, industriali e agricole per aumentare la capacità drenante dei terreni, rinnovamento del settore agricolo verso colture biologiche certificate e prodotti tipici certificati (il Grande Progetto Sarno prevede di sottrarre 98 ettari di terreni di elevata produttività al settore agricolo mentre in Italia si sta cercando proprio in questa forma di economia una risposta alla crisi e un recupero della vocazione italiana che costituisce il nostro brand unico al mondo), interventi miranti a destare un segnale di allarme in occorrenza di eventi pluviometrici estremamente intensi (con questa opzione alternativa alle vasche  si otterrebbe un effetto di integrazione delle componenti fluviali nel contesto urbanizzato e fortemente antropizzato a rischio pressoché nullo e con grandi benefici in termini di ritorno economico e di sostenibilità ambientale. Il fiume non è morte ma vita e bisogna imparare a conviverci!). Nessuno può escludere che eventi di particolare e straordinaria gravità possano, nel contesto attuale, generare danni economici o anche eventi mortali, ma la risposta ad un possibile rischio alla salute e al benessere dei cittadini della Valle del Sarno non può essere risolto, responsabilmente, generando nuovi rischi – questi incombenti e reali – sulla stessa popolazione.

Il Grande Progetto Sarno nasce vecchio. Il Grande Progetto Sarno è il frutto di una progettazione basata su studi che hanno oltre quindici anni. Un’ eternità, in campo di difesa del suolo, non tenendo conto dei progressi tecnologici e le scelte di sostenibilità ambientale, consumo del territorio, tutela delle acque superficiali e sotterranee che l’Europa detta come traguardo nel 2020. Il grande lavoro che abbiamo fatto noi del Tavolo Tecnico Sarno del M5S, sul fiume Sarno e sul Grande Progetto si è scontrato con la forte opposizione della Regione Campania ed ARCADIS, che hanno semplicemente alimentato la paura della mancata spesa di 217 milioni di euro proveniente dai fondi FESR dell’Unione Europea su un progetto nel quale abbiamo riscontrato numerosi elementi problematici come l’assenza della carta del rischio residuo, che ha reso impossibile valutare la reale efficacia e efficienza del progetto nella sua scala di bacino e giustificare le scelte dei progettisti nell’individuazione delle opere e nell’allocazione delle vasche di laminazione che porteranno ad un consumo di suolo agricolo di 98 ettari, suolo che in alcune città raggiungerà quasi il 60% del totale del suolo agricolo comunale. Inoltre il primo lotto del Grande Progetto Sarno prevede la creazione di una seconda foce artificiale con ulteriore modifica della linea di costa, già fortemente impattata dalle altre opere antropiche, nonché della distruzione della spiaggia che conserva ancora elementi di biodiversità tipici della fascia costiera dunale, con uno stagnone retrodunale che si prevede di cementificare piuttosto che riportare alla vita. Opere devastanti che insisterebbero sul Golfo di Napoli, che proprio nella località di Rovigliano a Torre Annunziata, trova il naturale connubio tra natura e cultura, grazie alla presenza della Petra Herculis.  Qualsiasi analisi abbiamo fatto, siamo partiti da un assunto di base: il fiume è ancora fortemente inquinato, tanto è che il Consiglio di Stato, ha ritenuto fondate le basi del ricorso dei comitati. La Regione rifiuta questa situazione e continuare su questa strada rischia di aumentare il pericolo inquinamento dell’intero bacino idrografico.

Noi abbiamo soluzioni alternative, ma non soluzioni calate dall’alto senza un opportuno dibattito pubblico sulle grandi opere ad impatto ambientale.  Ciò nella speranza che prevalga il buon senso dei nostri amministratori e si apra un tavolo di confronto sul Grande Progetto Sarno. Abbiamo infatti la certezza che la sicurezza del Bacino del Sarno si possa ottenere evitando il cemento e adottando soluzioni innovative e sostenibili. Disinquinamento, mitigazione del rischio idraulico, sostenibilità ambientale, non possono prescindere l’uno dall’altro e le soluzioni da adottare devono tenerne conto. Il Bacino del fiume Sarno come la Terra dei Fuochi Purtroppo il bacino idrografico del Fiume Sarno non ha avuto in TV e sui giornali la stessa importanza della “terra dei fuochi” nonostante documenti scientifici e analisi dell’ARPAC e delle ASL rilevino il pericolo per la salute umana potendo l’acqua inquinata da residui tossici e nocivi entrare nella catena alimentare. Non vogliamo creare panico tra i cittadini ma vogliamo informarli di quello che sta succedendo, vorremmo avere la possibilità, anche senza essere rappresentati come movimento 5 stelle ma come comitati civici, di poter alzare l’asticella dell’attenzione sul fiume Sarno a livello nazionale, magari facendo un servizio sulla gravità della situazione. Ultimamente solo le TV locali si stanno occupando della questione, anche se già la TV La 7 l’aveva inclusa in una piccola parentesi durante la trasmissione “L’Aria che Tira” https://www.youtube.com/watch?v=p9idFtIHUjk .

In questi 20 mesi abbiamo fatto numerose cose: la prima è stata quella di preparare un dossier sulla situazione del bacino idrografico del fiume, grazie alle conoscenze acquisite da esperti, associazioni e cittadini comuni che hanno dato il loro contributo sia tecnico che esperienziale. Successivamente, nel Luglio 2013, i Parlamentari del Movimento 5 stelle, grazie a questo dossier, hanno presentato due interrogazioni, una al Ministro dell’Ambiente ed una a quello della Salute che non hanno mai risposto!! Il passo successivo è stato quello di effettuare un viaggio di conoscenza, denominato Sarno Tour, con i seguenti obiettivi: accendere i riflettori sul grande scempio perpetrato in tutto il territorio dalla sorgente alla foce del fiume; guidare i parlamentari del M5S nella conoscenza diretta di questa catastrofe al fine di sottoporla con maggiore efficacia all’attenzione del governo; sensibilizzare l’opinione pubblica, cercare le tracce della storia e della cultura di questo bacino. I tanti incontri fatti con i cittadini e comitati ci hanno fatto decidere di dare loro voce per portarla in Regione Campania. Le 4000 firme raccolte in poco più di un mese, le abbiamo presentate alla Presidenza della Regione Campania e da qui abbiamo iniziato una serie di incontri con l’agenzia ARCADIS, Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo, Ente Regionale responsabile e attuatore del Grande Progetto Fiume Sarno per mettere in evidenza le criticità del progetto regionale e per proporre una soluzione alternativa, proposta progettuale che naturalmente la Regione non ha accettato ma che sul territorio i comitati e gli stessi amministratori locali stanno metabolizzando e ci auguriamo possa a breve essere recepita. Purtroppo però non c’è più tempo!

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